Quando il progetto è di qualcun altro
Studio di progettazione grafica di Palermo: identità, packaging, etichette, editoria, type design. Soci AIAP. Dal 2020 fotografiamo i prodotti su cui hanno lavorato — vino, spirits, olio, miele, lievitati.
- Progetto
- Atelier790
- Anno
- 2020–2025
- Con
- Progetto grafico, etichette e confezioni: Atelier790

Cosa serviva
Le fotografie dei progetti finiti: le etichette e le confezioni una volta uscite dalla stampa e applicate al prodotto. Servono soprattutto al portfolio dello studio, che è il modo in cui un lavoro di grafica viene visto e giudicato quando è finito. In alcuni casi la commessa arriva da loro ma è destinata al cliente finale — Fiasconaro, Tenute Rubino, Val Paradiso.
Il vincolo
Un committente che progetta per mestiere guarda le fotografie come nessun altro, e qui il soggetto non è il prodotto: è il progetto. L'immagine deve far leggere la carta, il carattere, il rapporto fra la grafica e la curva della bottiglia, e deve farlo senza mettersi in mezzo. È il vincolo più difficile che ci sia, perché l'istinto del fotografo è sempre aggiungere: una luce più drammatica, uno styling più ricco, un'idea in più. Qui ogni idea in più copre quella di qualcun altro. E i materiali non aiutano: un oro è uno specchio e restituisce qualunque cosa gli stia davanti; una carta materica esiste solo se la luce la attraversa di taglio; un colore pieno su carta ruvida cambia tono a ogni grado di inclinazione.
Come l'abbiamo risolto
Luce dura e direzionale, orientata perché sfiori la superficie invece di colpirla in pieno: è quello che fa comparire la trama della carta, e che tiene l'oro acceso in un punto solo e leggibile in tutto il resto. Il fondo si sceglie dentro la tavolozza dell'etichetta, mai contro: due cartoncini che fanno angolo, una pietra lavica, un legno portato dal mare. L'ombra non si riempie, si compone — spesso è il secondo soggetto dell'inquadratura. La bottiglia si corica quando è l'unico modo di portare l'etichetta dritta sotto l'obiettivo senza deformarla. E si va al dettaglio ravvicinato quando la lavorazione è il punto, perché certe superfici, in mano, si capiscono inclinando l'oggetto contro la luce: in una fotografia ferma quell'inclinazione va scelta una volta sola. Il resto è disciplina. Niente oggetti di scena che chiedano attenzione, nessun taglio che sacrifichi una lettera, nessuna post-produzione che corregga un colore scelto da chi ha progettato.
Cosa abbiamo consegnato
- Still life dei prodotti per cui lo studio ha disegnato etichetta o confezione
- Dettagli ravvicinati, dove il soggetto è la superficie stampata
- Scatti di gamma, con l'intera linea in una sola immagine
- Immagini per il portfolio dello studio
- Immagini commissionate da loro per i clienti finali: Fiasconaro, Tenute Rubino, Val Paradiso
- Vino, spirits, olio, miele e lievitati: merceologie diverse, stesso metodo
Dove sono finite le immagini
- Portfolio dello studio
- Siti dei clienti finali
- Social
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La carta è rigata in rilievo e l'oro è uno specchio: la prima esiste solo con la luce di taglio, il secondo solo se trova qualcosa di scuro da riflettere. Vanno tenuti insieme nella stessa inquadratura.
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Oro su bianco è il contrasto più difficile: l'oro è chiaro quanto la carta finché non trova l'angolo che lo accende.
